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Jeans, le fabbriche della morte




(foto fonte web)

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L’industria italiana dell’abbigliamento ha generato un fatturato nel 2012 di oltre 120 milioni di euro, fra vendite on-line ed al negozio

Le vendite hanno avuto un incremento di oltre il 40% rispetto all’anno precedente (secondo le agenzie Glamonweb e Gartner) con un aumento di fabbriche e locali di stoccaggio, filatura del materiale di abbigliamento.

L’abbigliamento universale in assoluto il più venduto al mondo, sia per gli uomini che per le donne, è senz’altro il jeans. Incredibile la storia di questo prodotto: nasce nel 1873 alla casa Levi Strauss come divisa di lavoro, dagli anni ’30 esplode come moda nei film western. La seconda guerra mondiale fa la prima grande operazione di globalizzazione esportandolo in Europa e dagli anni sessanta, grazie ai film di James Dean, subisce un’impennata vorticosa nel mercato mondiale.



(foto fonte web)

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Questo prodotto raccoglie consensi di vendite, nonché un intramontabile fascino, per via delle forme più adattabili al mercato: eleganti, sportivi, classici, attillati, larghi. C’e’ però qualcosa da sapere riguardo ai rischi che stanno correndo i lavoratori  di molte fabbriche dei tessuti jensati, che riconducono a tali patologie: abestosi, mesotelioma, silicosi.

Questo dramma  si consuma nei luoghi di lavoro in cui si trattano tali tessuti, perché i lavoratori rimangono sovente a contatto con il biossido di silicio, inalabile dal calcedonio e dal quarzo.  Quest’ultimo elemento, difatti, si propaga mortalmente in quanto il processo di sabbiatura di molti jeans, denominato sandblasting, emana oltre l’ ottanta per cento di biossido di silicio contenuto nel quarzo. I lavoratori, condotti mortalmente alla tisi, saranno condotti nel corso del tempo a forme acute di tosse, espettorato mucoso e mucopurulento.

Unitamente, ai lavoratori di tali fabbriche, corrono gli stessi rischi di morte anche altre categorie professionali che stabiliscono un contatto con il quarzo: lavoratori di miniera, di rocce minerali, laterizi. A tal proposito, l’American Conference of Governmental, ha fissato il limite di soglia (TLV) di quarzo nelle lavorazioni di jeans, corrisposto in 0,05 di ‘frazioni respirabili’.

Sotto l’analisi medica viene assodato  che le microcellule velenose del quarzo, assorbite per via respiratoria, vengono metabolizzate attraverso una forma patologica di parenchima polmonare, che conduce al decesso mediante insufficienza ventricolare destra. Le infezioni respiratorie, difatti, che conducono lentamente alla morte, sono generate da un’esposizione a 1-2 mg di quarzo/m3, scopribili anche a distanza di tempo.

 di Domenico Romeo

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