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“Un cerchio alla testa”: Nerone e le questioni familiari




(fonte web)

(foto fonte web)

L’Imperatore romano si rese protagonista di alcuni degli omicidi più violenti e sanguinari della storia di Roma; le vittime spesso erano pure suoi familiari
Che Nerone non fosse uno degli imperatori con la migliore reputazione è un particolare noto. La prima parte del suo impero è costellata di crimini vari, conclusi spesso con omicidi o suicidi indotti.

È il caso della madre Agrippina, prima fedele consigliera e poi barbaramente uccisa dai sicari del figlio, e del mentore Seneca, spinto al suicidio. L’omicidio forse più terribile e atroce però è indubbiamente quello che Nerone riserva alla ex-moglie Ottavia, dietro suggerimento della nuova compagna Poppea. Innanzitutto l’Imperatore accusa Ottavia di averlo tradito con Aniceto, il comandante della flotta navale di Miseno.

La confessione
Il fatto in realtà non era mai accaduto, ma durante il processo, dietro minaccia dello stesso Nerone, Aniceto aveva dichiarato il falso, confessando l’amore infedele consumato con la moglie dell’Imperatore. Nel 22 d.C. quindi, dopo l’annullamento del matrimonio, Ottavia viene mandata in esilio sull’isola di Pandataria (l’attuale Ventotene) e Nerone prende in sposa Poppea.



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La nuova moglie però non è soddisfatta e prova ancora una forte gelosia, oltre che un immotivato rancore, per l’ex-compagna del marito, e riesce così a convincere Nerone a farla uccidere. Vane risultano le proteste, fedelmente riportate da Tacito negli Annales: Ottavia viene presa in consegna dagli uomini dell’Imperatore, e dopo essere stata legata strettamente le vengono recise le vene.

Il sangue però, forse a causa del freddo, scorre lentamente e la morte non riesce a sopraggiungere, sostituita invece da una lunga e lenta agonia. I sicari così trasportano Ottavia in una vasca di acqua calda per velocizzare le operazioni (una macabra coincidenza: anche Seneca, suicidatosi tagliandosi le vene, ebbe questo inconveniente e dovette immergersi in un bagno caldo per poter portare a termine il suicidio).

Nonostante il corpo risulti presto inerme, Poppea non si dichiara ancora contenta. Forse diffidente dell’operato del marito, chiede che la testa di Ottavia venga recisa e inviata a Roma come trofeo.

Un gesto spietato, sintomatico della personalità della nuova moglie, la quale, dopo poco tempo, diventa a sua volta vittima del marito.

Non c’è premeditazione però in questo nuovo omicidio: pare che Poppea fosse arrabbiata con Nerone per essere rincasato tardi; l’Imperatore però, che non aveva la minima voglia di essere sottomesso dalla moglie, scagliò un violento calcio al ventre della donna, che in quel periodo era incinta. Il colpo risultò fatale e Nerone perse in poco tempo entrambe le mogli.

di Nicola Guarneri

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