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Un tema delicato: pre-sacerdozio e sessualità




(foto fonte web)

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Il prete è il frutto di un cammino intenso svolto durante gli anni di seminario. In questo tempo propizio, il giovane si prepara a diventare esempio per la comunità cristiana, attraverso il servizio e l’amore per il prossimo. Inevitabilmente però gli ostacoli nascono, e soprattutto quelli di carattere affettivo-sessuale. Responsabilità di ogni diocesi è di formare i propri seminaristi a una maturità tale da gestire esigenze e stimoli, grazie al supporto continuo di psicologi.

Se e quando si verificano fenomeni di pedofilia ed efebofilia è perché alla base non sono stati definiti aspetti fondamentali della propria sessualità. Come affrontare il problema? Le deviazioni psicologiche nascono da un disturbo più o meno profondo della personalità, con radici abbastanza remote nel tempo senza che l’individuo ne possa riconoscere origine e funzione psicodinamica.

Queste vanno a disturbare il rapporto con la realtà, distorcendo la percezione della propria vocazione o creando aspettative irrealistiche circa il proprio futuro, nello specifica, circa la vocazione.

Vi sono dei fenomeni, pertanto apparentemente non gravi nel giovane che intende intraprendere tale cammino, come il perdurare dell’instabilità della personalità (è il caso di chi è costantemente incerto e non si decide mai nelle scelte, negli impegni, nelle relazioni), l’incapacità di rispettare i sentimenti altrui e i propri problemi, mancanza di sensi di colpa in relazione ad azioni morali oggettivamente gravi e lesive dell’altro; azioni impulsive di carattere sessuale (e aggressivo) con scarso controllo, come se la persona non potesse prendere le distanze dall’impulso, scarsa concentrazione e riflessività; infine, passaggi repentini di stati d’animo, con ondeggiamenti di sensazioni di esaltazione irrealistica ad altre di disfatta e critica totale della situazione.

La presenza relativamente regolare e frequente di alcuni di questi segni o sintomi chiede di essere presa in seria considerazione prima di una decisione vocazionale: non sembra infatti, che una persona con questo tipo di problemi, possa abbracciare un impegno di vita celibe con le sue gioie e dolori, soprattutto se vi sono già stati episodi devianti.



(foto fonte web)

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Fra gli attuali criteri di valutazione, l’omosessualità e è considerato un fenomeno sessuale importante nell’ottica di una possibile evoluzione della personalità, sufficiente per la non ammissione agli ordini sacri. Sono diversi i casi dove la pedofilia ha preso il sopravvento. Alcuni segni di tale degenerazione sono le fantasie ricorrenti su questo tema, la gratificazione indiretta e compensativa attraverso strumenti di tipo pornografico o ricerca di particolari siti internet, particolari attenzioni verso bambini e adolescenti, curiosità morbose e insistenza immotivata a raccogliere le loro confidenze sessuali e affettive. In tali casi anche la semplice tendenza prenderà una piega negativa.

Decisivo è il passaggio che negli ultimi anni ha comportato, nella nostra società, la presa di coscienza di questo fenomeno, diventato più che mai un allarme sociale, quasi ingestibile che non ha risparmiato il clero, legando troppe volte la figura del sacerdote al termine “pedofilia”. Ma è un errore non curarsi di quanti quotidianamente fanno il proprio dovere, nelle proprie comunità parrocchiali e soprattutto nei territori difficili come Filippine, Sudan, Equador, Palestina, Iran, ecc., dove pagano con la vita il messaggio di Cristo.

In quelle terre  i sacerdoti muoiono per salvare le anime del proprio gregge, laddove non è più un Alter Christus da rispettare ma un povero uomo, spoglio della sua dignità e preda e nemico  di occupanti e insurrezionalisti, i quali deturpano queste figure.

Il male sta ovunque, ciò che importa è che questo non oscuri gli occhi con inutili e frustranti vendette che non portano a nulla. Il perdono e il giudizio finale spetta solo a Dio, non di certo alla lingua e allo stigma della società. Ciò che l’uomo può fare è solo affidarsi alle autorità competenti e chiedere giustizia dando al reo la pena che merita.

di Vito Franco

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