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Aziende sul lastrico. L’altra faccia della “Silicon Valley”




(foto fonte web)

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Ci sono dei luoghi nel mondo che nell’immaginario collettivo vengono identificati come rappresentativi di un settore e che per ciascuno di noi assumono un significato speciale, al limite del leggendario. Alcuni degli esempi più famosi possono essere Woodstock per la musica, Las Vegas per il gioco d’azzardo, la Route 66 per i viaggi on the road, Broadway per il teatro, Hollywood per il cinema o persino Wall Street per l’economia.

Il fatto che questi “luoghi simbolo” si trovino per la gran parte in America non è un caso: gli U.S.A., in particolare, vuoi per la loro nota potenza industriale, vuoi per la loro estrema varietà culturale e demografica, sono comunemente mitizzati come “la terra delle opportunità” e dei miracoli economici.

A proposito di miracoli economici, la cosiddetta “Silicon Valley”, una volta area agricola, sede di frutteti e vigneti, è oggi meglio nota come la terra in cui trovano il proprio quartier generale migliaia di aziende ad alta tecnologia. Giusto per dare un’idea, basti elencare che tra le principali si ricordano Google, Adobe Systems, Ebay, AMD, Microsoft, HP, Apple Computer, LinkedIn, Intel, Oracle, Facebook e Yahoo. Ma come gli abitanti di queste stesse zone amano affermare, la Silicon Valley è più una forma mentis indicante il dinamismo e l’intraprendenza imprenditoriale, che non una zona geografica.

La “Silicon Valley” è un’area della California a forma di V di media estensione (circa 400 km quadrati), che va da San Francisco fino a San Josè, per poi risalire fino a Berkeley. La denominazione “Silicon” nasce per la forte concentrazione di silicio, che all’inizio degli anni ’80 ha attirato centinaia di fabbricanti di semiconduttori e microchip, e che poi ha funto da polo attrattore per l’insediamento successivo di aziende di computer, produttori di software e fornitori di servizi di rete.



(foto fonte web)

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Una delle ragioni del successo della Silicon Valley è stata la capacità di attrarre i migliori talenti da tutto il mondo, consentendogli di crescere. Basti pensare che alla fine degli anni ’90 in tutta la Silicon Valley la disoccupazione era addirittura negativa e che negli anni 2000, con il boom della New Economy, v’è stata un’esplosione vertiginosa del numero e della dimensione delle aziende insediatesi nella zona, con un aumento sorprendente del costo della vita.

Come è sotto gli occhi tutti, la recente crisi economica iniziata nel 2008 ha portato al ritiro di moltissimi investitori, anche a causa dei risultati non del tutto soddisfacenti delle aziende hi-tech della Silicon Valley, dando vita ad un calo in borsa senza precedenti per la New Economy. Numerose aziende sono finite sul lastrico nel giro di pochi giorni, e con esse il mercato immobiliare e quello del lavoro.

Una recente inchiesta portata avanti da una delle grandi firme del giornalismo americano, Bill Moyers, sul suo sito billmoyers.com, ha evidenziato questa tragica situazione. Nel suo articolo è riportato che “la richiesta dei buoni pasto nella zona è schizzata alle stelle ed è la più alta degli ultimi 10 anni, i senzatetto sono cresciuti del 20% e lo stipendio medio degli ispanici è sceso a 19 mila dollari all’anno”.

Ad oggi, nonostante l’alto costo della vita nella zona non incentivi nuove aziende a stabilirsi nella Silicon Valley, le cose sembrano stiano migliorando. Le statistiche dicono che la disoccupazione, dopo aver raggiunto il valore record di 8,4% è scesa ad un 6%.

Nonostante questi dati promettenti, una cosa è certa: chi è rimasto senza lavoro allo scoppio della crisi, nel frattempo è diventato un homeless e non è riuscito a riprendersi.

Speriamo solo che questa situazione sia uno di quei corsi e ricorsi storici, e che un giorno si possa ritrovare quel coraggio di ripartire e di investire ancora nei giovani, come accadde al giovane Chris Gardner, autore del libro “La ricerca della felicità”.

di Chiara De Angelis

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