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Peppino Basile, il consigliere barbaramente ucciso nel Salento




(foto fonte web)

(foto fonte web)

L’ omicidio Basile ha i connotati del mistero e dello sgomento: le incognite che porta con sé una zona periferica di un paese del basso Salento, vuota, sola nel momento in cui veniva consumato, e i sentimenti di una comunità tutta, riunita in quei giorni per un evento bellissimo, la venuta di Benedetto XVI in Finibus Terrae. La notte tra il 14 e il 15 giugno 2008 nel Salento porta con sé gli strascichi della purezza e della beatitudine di giornate appena trascorse tra pellegrini in festa, e le impronte di un dramma di portata enorme, che in quella notte si consuma: l’omicidio Basile.

Chi era Peppino Basile
Peppino Basile era un consigliere dell’Italia dei Valori del Comune di Ugento, che oggi viene ricordato come un uomo buono, umile, burbero a volte, soprattutto quando si batteva a spada tratta per farsi ascoltare: Peppino si faceva portavoce del popolo, del cittadino per il quale si svuotava le tasche se gli si chiedeva un po’ di umana carità. ‘’Si batteva quasi come fosse un missionario’’ – esclamano alcuni. Insomma, una persona dal cuore generoso, uno che voleva che le cose fossero fatte per bene, uno che viveva per la politica e che aveva un pensiero fisso: denunciare gli sprechi e il malaffare.



Le dinamiche del delitto
Il fatto di sangue che connota l’omicidio Basile avviene in una zona periferica di Ugento, i primi a giungere sulla scena del crimine sono i professionisti del 118, chiamati da un vicino di casa. Peppino è riverso nel suo stesso sangue e giace senza vita. E’ stato ucciso con 24 coltellate. Vengono così allertate le forze dell’ordine. Sulla scena del crimine, largamente alterata da una folla di curiosi che la riempie di impronte e un gran numero di mozziconi di sigarette, non viene ritrovata l’arma del delitto, né tanto meno tracce ematiche del/dei colpevole/li.

Le due piste principali
Due le piste maggiormente seguite dagli inquirenti:

  • la pista politica, che pare lo vedesse in conflitto con la giunta del Comune per faccende inerenti la realizzazione e l’uso di un impianto eolico. Peppino si contrapponeva ai pareri della giunta poiché riteneva che, quello che lui considerava un alto numero di pale eoliche, avrebbero finito col deturpare il territorio locale, per lo più fatto di uliveti.
  • La pista della criminalità organizzata è l’altra strada battuta dagli inquirenti: secondo le dichiarazioni di un pentito, Peppino potrebbe essere stato ucciso da due rumeni su commissione di un mandante.

Entrambe le piste non hanno portato finora a nessun effettivo riscontro.

Una bambina forse la chiave per giungere alla verità

Sull’ omicidio Basile si susseguono anche le voci di alcuni testimoni. Si tratta però di testimonianze vaghe, di persone che forse hanno sentito qualcosa, ma senza vedere nulla. E’ una bambina la figura attorno a cui ruota la possibile chiave di verità. Una bimba di cinque anni che fa i nomi dei presunti colpevoli: un nonno e un nipote, vicini di casa di Peppino, come lei: i signori Colitti.  Questi ultimi e Peppino Basile si conoscevano da tempi lontani e pare che vi fossero screzi tra loro, probabilmente legati alle donne di famiglia.

Il ragazzo, minorenne, viene processato dal tribunale dei minori ed assolto per non aver commesso il fatto. Il nonno dovrà essere giudicato dal tribunale ordinario.

di Antonella Marchisella 

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