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Il cervello ed il senso del dubbio




(foto fonte web)

(foto fonte web)

I miliardi di neuroni che si trovano all’interno del cervello umano, elaborano ogni informazione proveniente dal mondo esterno, generando delle opportune risposte in uscita.

Uno dei quesiti più diffusi, riguarda la gestione delle informazioni in entrata da parte del cervello, ossia se prevale la razionalità a discapito dell’istintività o viceversa.

Secondo la teoria dello scrittore Daniel Kahneman, (Pensieri lenti e veloci, Mondadori, di Daniel Kahneman) solitamente quando un’informazione giunge alla nostra mente, è l’istintività la prima ad attivarsi, generando delle risposte immediate, mentre la razionalità entra in gioco solo quando il cervello attraversa una situazione di conflitto interiore e l’istinto non è più in grado di gestire la situazione. Quindi ciò che emerge è che il primo grande sistema ad attivarsi è quello dell’intuizione, che ci dà una rapida interpretazione di ciò che ci circonda, privilegiando il senso della coerenza.

Se il cervello giudica un’informazione che gli arriva diretta basandosi in primis sull’istinto, non è in grado di effettuare un’analisi più completa dell’informazione, quindi non è nemmeno in grado di stabilire se si tratta di un’ informazione vera oppure no, si limita a memorizzarla senza approfondirne il contesto. Questo è ciò che emerge da uno studio condotto da Stephan Lewandowsky dell’University of Western Australia, che assieme ai suoi collaboratori, hanno analizzato come si comporta il cervello nelle situazioni in cui il beneficio del dubbio gioca un ruolo fondamentale.



Secondo Lewandowsky e collaboratori, il cervello umano non possiede un filtro in grado di misurare la veridicità di un’informazione che gli arriva, ma tende ad assumerla come vera, attivando dei sistemi cerebrali implicati nei processi di memorizzazione senza coinvolgere funzioni cognitive superiori.

Quando subentrano delle incongruenze tra l’informazione che giunge e qualcosa che è stato appreso precedentemente, la mente si attiva facendo vacillare la stabilità dell’informazione appena giunta al cervello; questo avviene tramite dei meccanismi di conflitto che rendono difficile mettere insieme le diverse informazioni. Il cervello reagisce rigettando l’input, in seguito all’attivazione di meccanismi di valutazione e di critica; è chiaro che più la fonte è ritenuta affidabile, meno si attiveranno certi meccanismi. Così, se la maggioranza dubita, allora i meccanismi cognitivi di critica e valutazione scattano.

Un ruolo importante in questo senso è svolto anche dal consenso sociale, ossia dall’idea diffusa relativa alla veridicità dell’informazione; Einsten affermava “E’ più semplice spezzare un atomo che un pregiudizio”, cioè se nella società si diffonde l’idea che un’informazione possa essere vera nonostante la realtà si discosti enormemente da tutto ciò, diverrà più complesso anche per il cervello innescare dei sistemi che gli consentano il rigetto dell’informazione già memorizzata.

La ritrattazione attuata dal cervello è quindi un meccanismo protettivo molto efficiente, ma comporta anche alcuni aspetti negativi; a volte non solo non annulla un’informazione già memorizzata in maniera stabile, ma contribuisce a rinforzarla una volta rievocata nella mente.

di Alessia De Felice

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