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Investigatore vs stalker, aumentano i clienti delle agenzie private investigative




(foto fonte web)

(foto fonte web)


Le vittime di stalking non sono solo donne

È consuetudine pensare che la vittima dello stalking, ovvero atti persecutori contro la libertà personale, sia una donna. L’odierna realtà dimostra, invece, quanto poco conosciute siano le sfumature del fenomeno.

L’altro sesso

La novità di una guerra che non conosce sesso è data dall’aumento della percentuale degli uomini, vittime di stalking: un 30%, che si distingue dalla percentuale femminile di vittime per la mancanza di violenza fisica nei confronti del sesso forte. Anche se rari e di norma meno gravi, i casi di stalker donna esistono e sono prevalentemente localizzati nelle regioni meridionali. Non mancano, inoltre, quelli che hanno per vittime vicini di casa, adolescenti compagni di scuola, 90enni sole, in quanto il movente non è solo passionale.

Qualunque sia la preda, nella maggior parte dei casi lo stalking non viene denunciato; la paura che la situazione peggiori e diventi ancora più insostenibile spinge le vittime ad assumere un comportamento omertoso, facilitando così l’azione del predatore.

Investigatori privati alla prese col fenomeno



L’unico modo per cercare di venirne fuori e riappropriarsi della propria dignità, oltre che della propria libertà, è trovare il coraggio di denunciare senza vergogna la prepotenza subita.

Alcuni lo hanno fatto, munendosi di uno scudo vivente, incarnato nella figura dell’investigatore privato, per difendersi dagli attacchi persecutori.

«In questo periodo c’è stata un’impennata di richieste. Otto su dieci sono donne. – spiega Paolo Carbone, amministratore della società investigativa Tony Ponzi.

«È vero. – afferma Rocco Nesta, della Private intelligence agency – I clienti sono aumentati. Quanto costa il servizio? Minimo trecento euro al giorno».

Costoso, ma efficace. A San Giovanni (Roma) un tizio che inseguiva la sua ex, armato di coltello è stato fermato, disarmato e denunciato dall’investigatore privato, assunto da lei.

Perciò, per evitare che la spada dello stalking sferri il suo colpo mortale o provochi anche solo una ferita di tipo psicologico, l’investigatore diventa ombra-scudo della vittima.

Il rifiuto della denuncia

Ma, molti sono coloro che danneggiati dal problema rifiutano anche solo l’idea di collaborare per combatterlo. Lo dicono i dati su Roma e provincia, aggiornati al giugno scorso, dell’Osservatorio nazionale stalking fondato a Roma nel 2002, dallo psicologo e psicoterapeuta Massimo Lattanzi e sostenuto dal Presidente comunale della Commissione Sicurezza Fabrizio Santori.

Da una ricerca condotta nella Capitale e su un campione di 600 persone dai 18 ai 70 anni, emerge che solo il 65% degli intervistati denuncerebbe un caso di stalking. Le motivazioni sono due: il 70% non lo farebbe per mancanza di sicurezza, il 30% perché ha paura di non essere creduto.

Percentuali che continuerebbero ad aumentare, se le mura domestiche continuassero a tenere segretamente custodita la verità e il rifiuto di denunciarla.

di Annalisa Ianne

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