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Il “Caso” di Joseph Conrad




(foto fonte web)

(foto fonte web)

«Il Mistero ha sempre accompagnato il cammino dell’uomo e l’avventura dell’esistenza non sarebbe così affascinante se ci fosse dato conoscere tutto quello che ci circonda».

Le parole dello scrittore Romano Battaglia sembrerebbero descrivere il suggestivo viaggio percorso dal suo collega polacco Conrad, tra i labirinti dell’ignoto.

Chi è Joseph Conrad? Uomo emotivo, soggetto a depressione e insicurezza. Conrad disciplina il suo temperamento romantico e il più delle volte pessimista attraverso il potere della parola scritta, la sua. L’idea stampata ha l’obiettivo «di farvi ascoltare, di farvi sentire ma prima di tutto di farvi vedere. Questo è tutto, e nulla più. Se ci riuscirò, troverete qui, secondo i vostri desideri: incoraggiamento, consolazione, paura, fascino – tutto quello che domandate – e, forse, anche quello scorcio di verità che avete dimenticato di chiedere».

Considerato uno dei migliori scrittori di prosa moderni, è stato in grado, grazie a un ricchissimo linguaggio “impressionista”, di ricreare solenni atmosfere esotiche e riflettere i dubbi dell’animo umano nel confronto con terre selvagge o situazioni confinate.

Il “Caso”

Il suo affascinante romanzo, pubblicato nel 1913, mostra come il gioco e l’interpretazione del Mistero diventino sempre più deliziosi e intricati, anche grazie all’utilizzo dell’«arte di moltiplicare i narratori».

Dentro la narrazione di una voce senza volto e senza espressione, si apre, infatti, quella ironica, indifferente ed elusiva di Marlow e, dentro questa, la voce di altri due narratori minori.



La complessità del “Caso”, inoltre, nasce dall’incastro di piccoli e innumerevoli fatti, da un groviglio di intrecci che corteggiano il cuore del problema senza mai toccarlo.

La trama narrativa, nata come una pochade, ruota attorno alle avventure dello speculatore Monsieur de Barral. Il risparmio aveva fatto di lui un uomo d’affari, ma la sua disinvoltura nell’aprire numerose Filiali, le cui operazioni per molti erano ignote,  lo aveva messo in gabbia.

Il Grande Processo, durante il quale il Finanziere viene deriso all’unisono da tutte le parti presenti in Tribunale per le modalità e i particolari grotteschi con cui aveva condotto i suoi loschi affari,  lo condanna a sette anni di carcere; mentre il destino della figlia, Flora,  sarà affidato a una perversa istitutrice e ai suoi disonesti parenti.

La protagonista

Flora rappresenta l’assoluta innocenza. Creatura esile, silenziosa e ostinata a lottare per resistere all’ infatuazione del mondo e alle attenzioni di gente priva di ogni finezza sentimentale e intellettiva, incapace di comprendere la sua infelicità.

Il sua vita sembra essere segnata da soli tradimenti e menzogne, che soffocano i bisogni di confidenza e amore; fino all’arrivo di uno dei generosi, solitari e romantici marinai, cari al cuore di Conrad: Roderick Anthony, capitano del vascello a vela, la Ferndale.

Di quel visino pallido e di quegli affascinanti occhioni azzurri il capitano se ne innamora perdutamente, decidendo di portarli sull’altare.

La salvezza della giovane verrà compromessa dall’ uscita di Monsieur de Barral dal carcere. Il finanziere riesce a imprigionare la figlia nelle grinfie della sua ossessiva gelosia, che lo porta a tentare l’avvelenamento del giovane amato. Sventato l’omicidio, Anthony e Flora riescono ad amarsi per anni, percorrendo i mari delle Indie occidentali.

Ma il tragico destino vuole che la Ferndale venga squarciata da un transatlantico e che il comandante si inabissi insieme al suo veliero. E infine, ad amare e accudire Flora ci penserà il simpatico e bonario primo ufficiale del vascello, descritto in maniera ironica da un quadro romanzesco in cui la tragedia si colora di allegria.

di Annalisa Ianne

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