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Donatella, svanita in una notte di luglio




(foto fonte web)

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Donatella Grosso scompare da Francavilla la notte del 26 luglio 1996. Uno dei casi irrisolti più complicati e controversi degli ultimi vent’anni. Oggi, a tanti anni di distanza, nuovi elementi importanti potrebbero dipanare la matassa di ombre dietro il giallo della studentessa universitaria.  

La storia

I genitori di Donatella non si sono mai rassegnati a questo scherzo del destino. Un incubo prepotentemente reale e lucido. Una figlia inghiottita dal nulla in una notte di luglio. La morte, annunciata o prematura che sia, segna la fine di un percorso. Una caratteristica strutturale di ogni essere umano, una certezza. Svanire no; un evento che nella sua natura illogica e a volte immotivata, produce solo cascate di domande senza risposte, senza certezza. Incognite che vagano nella disperazione senza spazio né tempo. La cronaca implacabile non ha vincoli di parentela, trascorso il periodo di maggiore scompiglio mediatico, tende a sotterrare e dimenticare.

La famiglia Grosso in questi diciassette anni non ha mai mollato un attimo la presa; tanta stanchezza, poca rassegnazione. Donatella era una ragazza solare di trent’anni da poco laureata in lingue all’Università D’Annunzio, socievole e senza molti grilli per la testa. Le testimonianze raccolte negli anni, sono riuscite a descrivere solo gli ultimi momenti prima del buco nero. Due vicine raccontano di aver visto la ragazza al telefono, proprio sotto casa, in via Monte Velino, a Francavilla. Erano circa le 23,30 quando, finita la discussione al cellulare, ritornò dentro casa.

Da lì a poco una Renault 5 irromperà nella notte proprio al civico della studentessa. Le vicine non hanno dubbi, il ragazzo dopo aver posteggiato l’autovettura, raggiungerà proprio l’appartamento di Donatella. Il ragazzo in questione è il fidanzato, Marco Fioroni, di alcuni anni più giovane, unico vero indagato nella vicenda, anche a causa della doppia vita sentimentale poco dopo venuta a galla nelle indagini. Pare che il ragazzo durante la storia con Donatella, fosse legato da qualche tempo a un’altra ragazza “ufficiale”.

Trascorreranno alcune ore in casa poi, intorno all’una di notte i due usciranno. Il portone dello stabile si chiuderà dietro le sagome dei ragazzi che dopo aver riposto un borsone nel bagagliaio, scompariranno a bordo della Renault 5. Poi più niente di lei.

Le vicende processuali

Da questo punto la storia si sposta nelle aule di tribunale, inizialmente a Chieti, poi a Pescara. Anni trascorsi tra indagini a vicolo cieco, richieste di archiviazione da parte dei P.M. come ”allontanamento volontario” e strenue opposizioni ad opera dei legali della famiglia Grosso. Proprio il 3 luglio scorso il procuratore aggiunto Cristina Tedeschini, ha presentato l’ennesima richiesta di archiviazione a seguito dell’esito delle ulteriori indagini ordinate dal gip il 25 marzo 2013. Il magistrato ha spiegato che non sono stati acquisiti elementi idonei a sostenere alcun tipo di accusa in giudizio. L’avvocato Giacomo Frazzitta e di riflesso Tina e Mario Grosso, insoddisfatti del lavoro svolto dagli inquirenti, sono pronti ad argomentare gli “spunti investigativi” in loro possesso, motivando così l’opposizione alla richiesta di archiviazione depositata in Procura.



Il legale ha dichiarato «appare quanto mai lacunosa, se non totalmente deficitaria, l’indagine suppletiva nella parte riguardante il completamento dell’attività tecnica di sondaggio dei terreni nella diretta disponibilità, al momento dei fatti, dell’ex fidanzato di Donatella». Frazzitta sostiene che si è «disattesa totalmente l’ordinanza del gip, procedendo con una parziale indagine» e una richiesta «lampo» di archiviazione. A maggio del 2012, inoltre, la polizia avrebbe eseguito un sopralluogo aereo del terreno di proprietà di Marco Fiorani (i quesiti da porsi, poco chiari, in questa vicenda ruotano intorno a quest’unico indagato). Lì era stata localizzata una “casetta rosa”, proprio come quella menzionata tempo prima da una telefonata anonima. Secondo gli inquirenti, però, è impossibile continuare a scavare in ogni dove.

(foto fonte web)

(foto fonte web)

«Questo vuol dire», contesta Frazzitta, «che oltre al rilievo aereo nessun’altra attività concreta di verifica sul posto è stata fatta dagli inquirenti i quali si sono limitati a fare delle pregiudiziali valutazioni sul tema dettato dall’ordinanza che disponeva le suppletive indagini». La famiglia Grosso si è detta pronta a finanziare ogni tipo di “ricerca extra” «La Procura ha poche risorse? Bene, i soldi ce li metto io», ha spiegato Mario Grosso. Ulteriore elemento su cui puntare la lente d’ingrandimento riguarda il ritrovamento ad opera della questura, il 31 maggio 2011, nei pressi del terreno di proprietà dell’ex fidanzato di Donatella. Vicino a un canale di scolo al lato della strada, sono stati trovati un pantalone da donna, un foulard nero con fantasia a fiori, una cuffietta di colore verde, una scarpa destra da donna in tessuto.

«Appare opportuno, alla luce dell’inusuale luogo di ritrovamento procedere a degli accertamenti diretti e ritrovare tracce di DNA e stabilire se siano appartenuti a Donatella». Non è stato mai possibile spiegare o capire fino in fondo il ruolo di Fiorani in questo giallo. L’uomo non ha mai accettato di parlare con giornalisti e televisioni varie. Il suo atteggiamento è sempre stato molto schivo e poco collaborativo, quasi stizzito. Ciò nonostante, secondo gli inquirenti, gli elementi a suo carico, allo stato dei fatti, non consentirebbero assolutamente di reggere nel corso di un dibattimento. Effettivamente il giovane risulta essere l’ultima persona ad aver visto in vita Donatella la sera della sparizione. È impossibile dimenticare quella menzogna a caldo con cui negò l’incontro a tarda sera, poi confessato in una seconda versione alcuni giorni dopo il fatto.

Marco giurò di averla accompagnata alla stazione senza riuscire a farsi confidare la destinazione del viaggio. Una versione questa che non ha mai convinto fino in fondo ma purtroppo non contestabile. Un amico del ragazzo a ottobre del 2003 raccontò agli inquirenti che Marco viveva contemporaneamente due relazioni, quella con la giovane scomparsa e quella con un’altra ragazza della Pescara bene. Proprio le pressioni di Donatella, convinta ad ufficializzare il loro legame in pubblico, avrebbero stressato il giovane tanto da confidare agli amici «mi sa che quella lì prima o poi la faccio fuori, la butto in un burrone, tanto chi se ne accorge… che ci vuole tanto vado con lei in montagna di notte la butto giù ed è fatta». Parole agghiaccianti ma ad oggi non supportate da prove certe.

Ormai da diciassette anni la storia di Donatella è chiusa in un fascicolo che passa di mano in mano. Si cerca la verità processuale, spasmodicamente, anche se a volte si dimentica che dietro tutte queste vicende c’è una vita che non c’è più. Da un momento all’altro scomparsa in un limbo di non morte. Nessuno ha più avuto la possibilità di riabbracciarla, nessuno ha potuto piangere sulla sua tomba. Presto sarà possibile conoscere la decisione sul ricorso all’archiviazione depositato.

Intanto le parole del professor Mario Grosso, papà di Donatella ci ricordano cosa significa lottare. «Io finché avrò un grammo di forza lo spenderò alla ricerca di mia figlia».

di Alberto Bonomo

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