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«Quell’auto a via Diaz». Si riparla di Erba




(foto fonte web)

(foto fonte web)

La testimonianza del vicino di casa che vide e descrisse tre uomini il mattino dopo la Strage.

Della Strage di Erba, avvenuta nella corte di via Diaz la sera dell’11 dicembre 2006 pare ormai essere già stato detto tutto. I colpevoli sono Olindo Romano e Rosa Bazzi, marito e moglie tanto uniti da essere definiti “il quadrupede” da uno dei Pm del processo di primo grado. Condannati in via definitiva, stanno scontando l’ergastolo con isolamento diurno lui presso il carcere di Opera, lei presso quello di Bollate, nel milanese.

Breve excursus

Le indagini, condotte prevalentemente dal maresciallo Luciano Gallorini dei Carabinieri di Erba, si concentrarono su di loro sin dalle prime battute, dopo l’iniziale errore nei riguardi del marito di una delle vittime, il tunisino Azouz Marzouk.
Nella Strage caddero infatti Raffaella Castagna (giovane mamma 30enne di Youssef, anch’egli morto), Paola Galli (60enne madre di Raffaella), Valeria Cherubini (55enne vicina di casa, capitata, come si suol dire, al posto sbagliato nel momento sbagliato) e suo marito Mario Frigerio (65enne che non morì in seguito alle ferite riportate solo per una malformazione alla carotide).

Fu proprio lui, al risveglio dall’anestesia, a parlare dapprima di una persona dalla carnagione olivastra, alta, robusta, scura di occhi e capelli, poi ad affermare che tale persona era certamente Olindo, il suo vicino di casa. Venne poi trovata una traccia di sangue riconducibile a Valeria sul lato guida del battitacco della auto di Olindo. Le loro confessioni, rese giorni dopo, al termine di estenuanti interrogatori, completarono il quadro accusatorio.



Ad oltre 7 anni dalla vicenda, oltre ai legali di Olindo e Rosa, un gruppo di esperti è al lavoro a titolo gratuito per cercare nuovi elementi che possano portare ad una revisione del processo.

L’auto oggetto d’indagine

E qualcosa in effetti emerge. Ad esempio le dichiarazioni rese da una testimone, residente vicino alla casa della strage, che afferma di aver visto la mattina successiva ai fatti un’auto di grossa cilindrata entrare a velocità elevata in via Diaz, rallentare in prossimità dei cassonetti dell’immondizia. L’uomo seduto dietro si era sporto per guardare meglio. L’auto poi fece manovra proprio al cancello di via Diaz 25 e ripartì velocemente, poiché gli uomini all’interno si erano accorti di essere stati visti.

La testimone descrive gli occupanti dell’auto come tre persone di sesso maschile, il guidatore di età apparente di 20/30 anni, capelli neri corti, di carnagione scura. Il passeggero anteriore poteva avere 30/35 anni, con barba nera corta folta e con i baffi come usano i nordafricani.
Il terzo passeggero seduto dietro poteva avere circa 50 anni, con i capelli mossi, di corporatura robusta e   carnagione scura. La donna disse che potevano essere tre magrebini ed avevano un brutto aspetto.

Doppio testimone

La donna che rese questa testimonianza disse di non essere stata sola in quel momento, ma in compagnia di un’altra signora lì residente. Purtroppo non risultano verbali di sommarie informazioni testimoniali rese da quest’ultima.

Questo racconto è molto importante poiché risulta sovrapponibile, per quanto riguarda la descrizione degli uomini, a quello fatto dal vicino di casa Fabrizio Manzeni e dal misterioso Chemcoum, l’algerino che pure raccontò di persone nordafricane viste nei pressi di via Diaz, la sera della Strage.

Incuriosisce il fatto che, nell’ambito delle indagini a 360° compiute dagli inquirenti, non siano state approfondite queste dichiarazioni.

di Paola Pagliari 

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