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Tom á la ferme




(foto fonte web)

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Un thriller psicologico porta sul grande schermo l’omosessualità come tabù.

Xavier Dolan, enfant prodige del cinema internazionale, non smette di stupire. Il talentuoso regista e attore canadese, appena 24enne, si è infatti presentato alla scorsa 70˚ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia con il suo quarto lungometraggio, Tom à la ferme, dove ha vinto il premio della FIPRESCI, la Federazione Internazionale della Stampa Cinematografica. Nei giorni scorsi, il film di Dolan è stato proiettato anche al Toronto International Film Festival 2013 nella sezione Special Presentation, ed è stato accolto con un grandissimo successo di critica e di pubblico.

Thriller

Tom à la ferme è un thriller psicologico tratto dall’omonima piêce teatrale di Michel Marc Bouchard. La storia racconta di un giovane pubblicitario, che attraversa il Paese (Québec) per andare al funerale del suo fidanzato Guillaume. Una volta arrivato, però, scopre che nessuno sa della sua esistenza, né della natura della sua relazione con il defunto, tranne che il fratello di Guillaume, Francis.

E’ a questo punto che Francis, per salvare l’onore di sua madre e della sua famiglia, imporrà a Tom un gioco di menzogne, conflitti psicologici e gravi violenze, che coinvolgeranno anche la madre di Francis, Agathe, in un rapporto a tre assai complesso. Tom riuscirà a uscirne solo dopo una sorta di lungo percorso di “redenzione”, grazie all’intervento di un estraneo, un barista, che gli racconta come, anni prima, non riuscendo ad accettare l’omosessualità di Guillaume, Francis fosse arrivato a sfigurare l’ex compagno del fratello.

Fin dal suo esordio sulla scena cinematografica internazionale, Xavier Dolan si è confrontato con progetti coraggiosi e storie originali. In questo, forse, è stato favorito dal suo essere apertamente gay, che lo aiuta a raccontare la diversità. Secondo Dolan «la diversità, se ci pensiamo bene, è all’origine di tutto. In qualità di regista mi ossessiona osservare gli effetti che sortisce in colui che la giudica piuttosto che in colui che la vive come condizione. La considero una crudeltà ben rappresentativa della società moderna».



(foto fonte web)

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Diversità

È proprio la “diversità”, nelle sue varie forme, il filo conduttore dell’intera produzione del giovane regista di Québec. I suoi primi due film (J’ai tué ma mère, 2009, e Les amours imaginaires, 2010), ne parlavano attraverso storie di primi turbamenti amorosi e conflitti familiari, mentre con il terzo film (Laurence anyways, 2012), Dolan si era spinto più in là, raccontando l’odissea di un uomo che decide addirittura di cambiare sesso. “Messi insieme, i miei primi tre film formano una sorta di trilogia dell’amore impossibile”, ha dichiarato il regista.

Visto in quest’ottica, Tom à la ferme rappresenta il film più maturo di Xavier Dolan, che qui ne è anche attore protagonista. Il racconto dell’elaborazione di un lutto e il confronto con la sofferenza vengono affrontati in maniera commossa e sentita. Il dramma della vicenda tocca parimenti tutti i personaggi coinvolti. Francis (Pierre-Yves Cardinal) è una persona omofobica che, in assenza di una figura paterna, sa esprimersi solo con la violenza, in un rapporto di repulsione/attrazione con Tom.

Agathe (Lise Roy), è una donna severa e repressiva, che soffre per quel figlio che se n’è andato di casa senza troppe parole e di cui ha mantenuto solo un vago ricordo, che cerca di ricostruire indagando su quella che le viene detta essere la fidanzata del figlio scomparso. Tom, infine, è quell’amante abbandonato che si esprime silenziosamente mentre tenta di soffocare le proprie emozioni.

A conti fatti, Tom à la ferme è un film che riesce a toccare le corde più profonde dello spettatore, grazie a una notevole sceneggiatura, una straordinaria interpretazione dei protagonisti, e la fotografia alla Terrence Malick, a cui lo stesso Dolan ha dichiarato di essersi ispirato. Il film quindi è assolutamente consigliato. Rimane solo da sperare che Xavier Dolan continui su questa strada per regalarci altre opere meravigliose.

di Chiara De Angelis 

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