Giallo internazionale: il caso Assange, la sfida al Pentagono e i documenti proibiti




(foto fonte web)

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Ha tutta l’aria di essere un giallo internazionale la storia che ha visto protagonista lo svedese Julian Assange, responsabile del sito che nei giorni scorsi ha diffuso gli scottanti rapporti stilati dal Pentagono sui risvolti della guerra in Afghanistan e ripresi dai quotidiani Spiegel, New York Times e Guardian.
Wikileaks, questo il nome del sito del sito in cui per la prima volta solo apparsi i documenti, è stato protagonista a fine luglio scorso di uno degli scoop più importanti degli ultimi anni su quel che è accaduto e che continua ad accadere dietro le quinte di un conflitto che si protrae, a fasi alterne e combattuto su più fronti, sin dall’ottobre del 2001.
Assange, dando il via libera alla pubblicazione di oltre settantamila file segreti, ha sia irritato la Casa Bianca, sia innescato effetti dirompenti e imprevedibili sul piano internazionale, fino a generare misteri su misteri che da giorni appassionano non solo gli addetti ai lavori ma anche e soprattutto l’opinione pubblica di tutto il mondo. Il primo degli innumerevoli gialli internazionali della vicenda Assange riguarda il contenuto stesso dei documenti del Pentagono.
Secondo quest’ultimi, i servizi segreti americani sarebbero stati al corrente di alcuni spostamenti di Osama Bin Laden in Pakistan nel 2006 finalizzati a partecipare a importanti riunioni di Al Qaeda e per reclutare terroristi disposti a compiere diversi attentati in Occidente. Il rapporto reso pubblico contraddice quanto la Cia stessa aveva dichiarato appena un mese prima della diffusione dei file, ovvero che le ultime informazioni sugli spostamenti del leader qaedista risalivano al 2003.
Sono tuttavia gli stessi documenti a generare dubbi circa l’attendibilità delle informazioni presenti nei rapporti stilati; infatti, diverse  testimonianze riportate nei file dichiarano Osama Bin Laden deceduto in seguito ad attacchi americani, notizie che non hanno mai trovato alcuna attinenza col vero.
Proprio l’inattendibilità delle fonti e i dubbi sui reali spostamenti del leader di Al Qaeda sarebbero stati alla base della prudenza ostentata dal Pentagono negli ultimi anni circa le notizie relative a Osama Bin Laden.

Ma non è tutto. I documenti paleserebbero fatti gravi sconosciuti all’opinione pubblica: le omissioni di stragi di civili avvenuti in Afghanistan in seguito a errori militari; il doppio gioco del governo pakistano, alleato americano e fomentatore delle iniziative terroristiche in Occidente; il rafforzamento, negli ultimi tempi, delle frange militari anti-americane.



Secondo il Pentagono, i documenti pubblicati sarebbero solo rapporti incompleti incapaci di riflettere la realtà dei fatti, bollando come verità situazioni in cui erano ancora in corso approfondimenti di vario genere.

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La sicurezza nazionale e l’inattendibilità di certe informazioni avrebbero spinto la Cia a tacere, quella stessa sicurezza nazionale oggi messa in pericolo dalla decisione di Assange di pubblicare addirittura i nomi delle spie che per anni hanno operato in territorio pakistano per conto degli americani.

Ma il “giallo internazionale” sta assumendo nelle ultime settimane i contorni di un “giallo privato” stando alle indagini della magistratura svedese che hanno portato dapprima all’imputazione e poi al ritiro per Julian Assange dell’accusa di stupro con tanto di testimoni a seguito.

Per Assange, dietro le accuse ci sarebbe la mano del Pentagono deciso a vendicarsi dello scoop di Wikileaks; per altri, le indagini della magistratura sarebbero solo il normale corso della giustizia tese a svelare il lato oscuro di un uomo al centro di una bufera che potrebbe nascondere finalità politiche anti-americane.

In una vicenda fatta di accuse e di smentite, non resta che attenderne gli sviluppi per conoscere quali altri misteri si aggiungeranno a quel che potrebbe ormai definirsi un giallo internazionale.

di Pasquale Ragone

(Articolo tratto da “International Post”, 30.8.2010)

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