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Il giallo di Arce (FR) rappresenta uno dei Cold Case più intricati che si sono sviluppati negli ultimi vent’anni in Italia
La storia ha inizio il 1 giugno del 2001 e riguarda Serena Mollicone, di appena 18 anni. La giovane esce di casa intorno alle 7.30, ma non per recarsi a scuola: ufficialmente si reca dal dentista come da appuntamento.

Nel pomeriggio cominciano le ricerche della giovane in considerazione del fatto che né dal dentista, né le compagne hanno avuto modo di constatare la presenza di Serena nella zona.

Le ricerche vengono accompagnate da avvistamenti di vario tipo da amici e compagni che, nel principio della concordanza, appaiono asincroni fra loro. Il dramma prosegue fino al giorno successivo fino a quando domenica 3 giugno viene rinvenuto il cadavere in aperta campagna precisamente località Fontecupa di Arce.

Cosa è accaduto?
Le modalità omicidiarie appaiono singolari: Serena viene rinvenuta con mani e piedi legati con un filo di ferro e la testa infilata in un sacco di plastica. La bocca è chiusa con sei giri di nastro isolante che chiude, a mò di incapretta mento, anche le gambe.

Il mistero s’infittisce, interviene l’UACV (Analisti del crimine violento) che unitamente ai medici legali cercano di trovare cause e modalità dell’esecuzione efferata.

Il primo mistero riguarda la sparizione del cellulare che viene rinvenuto dal padre Guglielmo nei giorni successivi alla perquisizione effettuata dal locale Comando dell’Arma dei carabinieri. Il secondo mistero riguarda un panetto di hascish nel cassetto di Serena: c’è aria di depistaggio.

La gravità del caso fa accentrare le attenzioni dapprima sul padre sottoposto a fermo e poi rilasciato, successivamente ad un carrozziere di Arce, tale Carmine Belli che sconterà 17 mesi di carcere per poi essere scagionato completamente.

Il profilo psicologico del Belli apparirà successivamente come disorganizzato nella pianificazione di un omicidio, incapace di ghermire in una presunta ideazione di un atto criminale, per poi attuare comportamenti di depistaggio e subornazione.

Gli accertamenti medici condotti sul corpo della giovane stabiliscono che Serena ha subito dapprima un colpo alla nuca, non mortale, per stordita; poi subire una crisi asfittica (ipotesi scartata in fase successiva).

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Gli accertamenti peritali vengono subito espletate da un equipe criminologica del Cescrin che raccoglie elementi di non poco conto.
Da tale relazione si evince che sulla felpa della giovane non emergono macchie di sangue e che quasi con sicurezza, il cadavere sia stato condotto sul luogo del ritrovamento dopo che l’offender ha inferto i suoi colpi mortali in altro luogo.

Chi è l’assassino?
Riguardo all’attività di profiling condotte dai periti, il profilo psicologico dell’omicida è delineato: l’assassino ha mostrato rispetto verso la vittima; i segni del confezionamento e della manipolazione del corpo evidenziano un rapporto confidenziale fra Serena ed il suo assassino che ha cercato di darle una dignitosa sepoltura (lo sterco ritrovato accanto a Serena rappresenta un’operazione di staging, ossia un tentativo di depistaggio sulla scena del crimine atto a volere intendere che l’omicida abbia agito nel luogo del ritrovamento).

L’avvitamento del ferro in mani e piedi, secondo le perizie, risultano in senso antiorario ossia fatte con molta probabilità da soggetto non destrimano. La legatura è opera di arnesi impiegati oggettivamente in campo edile. Se sotto la chiave dell’ investigazione criminologica questi sono stati i riscontri; le perizie tanatologiche Dott. D’Aloia, legate al ‘rigor mortis’, asseriscono che la giovane è stata ammazzata non oltre il pomeriggio della sparizione.

In sede di investigazione criminologica, si precisa che l’equipe ha attuato delle metodologie investigative di prima portata a livello scientifico, le quali rispondono alle seguenti tecniche: Mocci (modello operativo criminalistico criminologico-investigativo) con sei sottoelaborazioni scientifiche: individuazione, prevenzione, risoluzione, supporto, confutazione, reperimento elementi probatori.

Altre metodologie d’indagine criminologica sono state il Malmev (matrice logistica e management dell’evento) e la Moco (matrice organizzativa cronologica dell’evento). Il tutto corroborato da consulenze specifiche che, mediante l’evoluzione scientifica, hanno portato ad appurare l’estraneità di Carmine Belli sulla scena del crimine.

La metodologia scientifico-criminologica applicata al fine di scagionare il carrozziere di Arce è il cosiddetto ‘Principio di Locard’. Nessun  dna così come nessuna traccia papillare sul luogo e sul cadavere sono riferibili al Belli.

A dare man forte a tale risultanza forense sono stati gli accertamenti condotti dal genetista forense  prof. Aldo Barbaro, responsabile del Simef di Reggio Calabria, le quali hanno fatto piena luce sul periodo dell’irrorazione di sangue sul volto della ragazza (comprovate da perizie del Racis e della Polizia Scientifica che hanno esaminato fazzoletti e mozziconi sulla scena del crimine).

Ultimo atto?
Nel 2008 una svolta. Il brigadiere Santino Tuzi dei carabinieri di Arce si suicida e si aprono scenari inquietanti perché legate alla misteriosa morte della giovane. Il militare pare sia stato testimone oculare dell’entrata della giovane all’interno del Comando, in quanto la vittima intratteneva una relazione con il figlio del maresciallo Mottola, ex Comandante della Stazione di Arce.

Emergono particolari raccapriccianti. La vittima pare abbia scoperto un traffico di droga in cui il figlio del Comandante dell’Arma assumeva un ruolo primario e il tentativo di denunciare l’accaduto al padre è sfociato in tragedia.

A distanza di dieci anni le indagini scientifiche hanno riaperto il caso grazie all’isolamento del dna dell’assassino: il maresciallo Mottola e il figlio sono stati iscritti sul registro degli indagati. Avrebbero agito in concorso con ignoti. L’isolamento del dna, derivante dai profili genetici misti ritrovati a Fontecupa, potrebbe dare un volto all’assassino e restituire la verità all’omicidio di Serena e al ‘suicidio’ del brigadiere Tuzi.

di Domenico Romeo

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