(foto fonte web)
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Un ex ufficiale della RAF viene scambiato dalla polizia per uno psicopatico serial killer strangolatore di donne, di cui è peraltro amico ed ex collega.

Frenzy = pazzia. Penultimo film di Alfred Hitchcock, incamminato verso l’inverno della propria esistenza, dal quale questo film è fatalmente influenzato: benché non manchino i tocchi di classe (le scene dei ritrovamenti dei cadaveri) e le stille di sardonico umorismo (la disastrosa cucina della signora Oxford), tutto è complessivamente più lento, compassato e spento della media.

Hitchcock si misura con gli anni ’70, periodo di fondamentali cambiamenti anche per il cinema britannico, mantenendo un apprezzabile classicismo ma non riuscendo a nascondere un certo disorientamento nella percezione dei gusti del pubblico, arte di cui era un tempo maestro (il film non ebbe successo).

Punti a favore: la consueta sceneggiatura di ferro (a firma Anthony Shaffer, non l’ultimo arrivato) e il malsano connubio cibo-sessualità, che striscia lungo tutto il film accentuandosi nella figura di Richard Rusk, eventuale alter ego di Hitch medesimo nella sua ossessione morbosa e fanciullesca verso l’eterno femminino. Attori poco conosciuti al di fuori del mondo teatrale: fa centro la malvagia maschera del rosso Barry Foster.

Fa un certo effetto ascoltare le parolacce in un film di Hitchcock.

Frenzy

(Alfred Hitchcock, 1972)
genere: Thriller

http://cinema-scope.org/

recensione di Giuseppe Pastore

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