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Padri e figli, vittime del Sole




(foto fonte web)

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Nell’antichità la mitologia del Sole era vasta e variegata: diversi furono gli dei e i mortali che persero la vita, più o meno direttamente, per colpa della sfera infuocata.

Nella mitologia greca e romana il Sole ha sempre rivestito un ruolo importante. Una palla infuocata che illumina la terra è l’astro ideale per dare vita a storie e spiegazioni che esulano dal mondo scientifico. Il primo mito che viene alla memoria è ovviamente quello di Icaro: intrappolato insieme al padre Dedalo nel labirinto del Minotauro, il giovane riuscì a scappare grazie a delle ali costruite dal genitore e incollate alla sua schiena per mezzo della cera.



Affascinato dal sole, Icaro volò troppo in alto, dimenticando il consiglio paterno di stare il più possibile vicino alla terra; il calore del sole sciolse la cera e le ali si staccarono dal corpo di Icaro, facendolo precipitare in mare dove morì annegato. Icaro e Dedalo non sono però l’unica famiglia colpita dall’attrazione solare: un simile destino toccò a Fetonte e al padre Elio.

(foto fonte web)

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Crescito dalla madre Climene, un giorno Fetonte andò alla ricerca del padre scoprendo solo dopo diversi viaggi di essere figlio di Elio. Per dimostrare al figlio tutto l’amore che provava e scusarsi dell’abbandono, Elio decise di esaudire un suo qualunque desiderio. Fetonte chiese di poter guidare il cocchio solare per un giorno e portare in giro il sole al posto del padre. Dopo le necessarie rassicurazioni e una lunga serie di istruzioni, pur essendo molto preoccupato, Elio cedette alle richieste del figlio ritrovato.

Fetonte però non aveva la forza necessaria per controllare i cavalli bianchi che lo trascinavano e il risultato fu un viaggio molto turbolento. Prima si fece trascinare troppo in alto, facendo tremare gli umani di freddo, poi si avvicinò troppo alla terra, facendo inaridire tutti i campi. Stufo di questo scempio, Zeus fermò la sua pazza corsa colpendolo con la folgore. Fetonte precipitò nell’Eridano (un fiume favoloso che oggi viene identificato con il Po), dove morì annegato proprio come Icaro.

Le sue sorelle, le Eliadi, ne piansero a lungo la morte, fino a quando non si trasformarono negli alti pioppi che ancora oggi ombreggiano le sponde del fiume padano.

di Nicola Guarneri

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